Abbiamo nella nostra più immediata percezione del mondo (attraverso il senso della vista in questo caso) un enorme preconcetto. Vediamo i contrasti, le differenze, un mondo fatto di parti illuminate e non. Distinguiamo per questa ragione la vita e la morte, concetti, costruzioni mentali, dove per vita intendiamo ciò che agisce, che si muove e per morte immaginiamo la stasi, la totale indifferenza e distacco. Il caldo e il gelo assoluto.
Ma il gelo assoluto non esiste, così come il caldo assoluto non esiste.
Pensate, in Fisica si trovano dei limiti, ogni elemento misurabile che si muove nello spazio non può superare una certa velocità (299 792 458 m/s) e non può rallentare fino alla completa immobilità. Oltre questi due limiti non possiamo vedere e non ha senso porsi il problema (i fisici siccome sono degli amanti del mistero cercano risposte a tale dilemma, cercando di analizzare l’inizio e la fine di tutto, lo spazio dove non ci sono limiti, luce assoluta e buio totale, come in una singolarità).
Ma torniamo ai nostri occhi. Torniamo al reale e a due calici di spritz davanti ai treni in partenza nella stazione di Milano Centrale.
Quello che ci sembra di vedere e distinguere sono il bianco e il nero. Persino durante la notte avvertiamo un senso di straniamento, quasi angoscia, pensando al nero e all’oscurità totale.

Ad occhi chiusi, indovinate un po’, vediamo un colore, un grigio, una sfumatura. Elettronicamente si chiama #16161D (noto come “rumore visivo della mente”, o eigengrau)
Un computer ha un suo modo per chiamare il colore nero (#000000) e il colore bianco (#FFFFFF). Ci vengono presentati come “estremi del mondo”, contrasti assoluti.
Ma non funziona così fuori dal computer, nel mondo.
Siamo dunque sempre illuminati, ciò che sembra morto ai nostri occhi non lo è davvero. Lo avvertiamo, ma non lo vediamo. Non dobbiamo avere paura. La luce c’è sempre anche quando non la vediamo. Si presenta in tante forme, dimensioni, con diverse intensità. Spetta a noi scegliere quanto aprirci a quest’idea e osservare in modo diverso, anti-distruttivo e più realistico in fondo.
Bianco e nero sono due colori, due sfumature di un singolo elemento. La luce. E la luce esiste sempre perché tutto è vivo e tutto si muove, anche nello spazio dove ci sembra di distinguere il vuoto assoluto quando in verità non esiste. La fisica questo lo conferma. Esistono i campi, variazioni, turbolenze, oceani di onde/particelle che viaggiano e riempiono tutto lo spazio, tutto il tempo.
I Buddisti pensano che sia essenziale eliminare tutto, dolore e sofferenza. Il vuoto è la loro meta più grande. Ma non serve avere questa meta, non quando siamo vivi in tutto questo e continuiamo a muoverci nello spazio, anche come grani di polvere.
Usciamo da questa porta, dal preconcetto di buio. Il nero è il colore più bello, più vicino all’essenza della vita, più vicino ai nostri sogni. Chiudiamo gli occhi per amare la luce dentro di noi.
” Con le palpebre chiuse
S’intravede un chiarore
Che con il tempo e ci vuole pazienza
Si apre allo sguardo interiore ” […]